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mercoledì 29 maggio 2019

11 LIBRI PER 10 ROCKSTAR


Esce oggi nelle sale italiane Rocketman, il film biografico dedicato a Elton John. Ne ho approfittato per compiere una scorribanda libresca tra le biografie e autobiografie dei grandi del rock uscite negli ultimi anni, a cominciare dalle due che vedono protagonista il baronetto londinese e che sono state pubblicate proprio in occasione del film. Se amate le schitarrate veloci e le rullate di batteria leggete qua sotto, troverete pane per i vostri denti, anzi musica per le vostre orecchie! Buoni ascolti!
 
Elton John
Tom Doyle
Sperling & Kupfer
€ 17,90


Il racconto degli anni più importanti della vita di Elton John, quelli che lo hanno trasformato da ragazzo timido e ordinario ossessionato dalla musica al più grande cantante inglese dai tempi dei Beatles. L'autore ci accompagna in un viaggio appassionante nella carriera di Reginald Kenneth Dwight (questo il nome all'anagrafe), che inizia nella metà degli anni '60, con le prime band e l'inizio della carriera solista, e raggiunge il successo negli anni '70, con la storica tournée americana e l'esibizione al Troubadour di Los Angeles dove la critica lo definisce "il nuovo messia rock" e l'erede dei Fab Four. Da quel momento la stella di Elton John sarà una presenza costante nel firmamento della musica mondiale, e noi ne seguiremo il percorso sfavillante, costellato anche dalle inevitabili difficoltà legate soprattutto agli eccessi, alle droghe e ad una depressione latente sempre nascosta dietro occhiali eccentrici e cappelli stravaganti. Grazie anche alle numerose interviste inedite al cantante e alle persone a lui più vicine, l'autore, un autorevole giornalista musicale, riesce a tratteggiare un ritratto vero ed emozionante dell'uomo e della star, rendendo partecipi del racconto anche tutti quei personaggi straordinari che in un modo o nell'altro hanno avuto a che fare con la sua vita: John Lennon, Stewie Wonder, Bob Dylan, Elvis Presley, la principessa Margaret e la regina Elisabetta.
    
Elton John. La biografia
David Buckley
Rizzoli
€ 16,90


Biografia dal taglio tradizionale, che prende in esame tutta la vita e la carriera del cantante, dal pianoforte della nonna che comincia a suonare a tre anni ad oggi. L'autore si avvale di testimonianze e interviste a Elton John e ai suoi collaboratori per raccontarci la genesi di canzoni indimenticabili come Your song, Rocket man, Candle in the wind e Goodbye yellow brick road, ma anche per riflettere sull'influenza che il baronetto inglese ha avuto sulla storia del costume e su quella dei diritti LGBT (attraverso l'intensa attività della sua fondazione). Un ritratto completo e preciso di un artista dal quale non si potrà più prescindere e che sta compiendo in questi mesi il suo tour d'addio alle scene (stasera e domani sarà all'Arena di Verona).
 
Serving the servant. Ricordando Kurt Cobain
Danny Goldberg
HarperCollins
€ 19,00


Il manager musicale che lanciò i Nirvana nel 1991 racconta gli anni più importanti della band, dalla pubblicazione di Nevermind (che ebbe un successo stratosferico e trasformò i Nirvana nella rock band di maggior successo al mondo) al suicidio del frontman Kurt Cobain nel 1994. Proprio su Cobain è focalizzata l'attenzione dell'autore, che lo ricorda attraverso aneddoti personali, documenti mai resi pubblici e interviste con i familiari, gli amici e gli ex compagni. Senza indugiare sui problemi personali legati alla dipendenza dall'eroina e alla depressione, Goldberg pone l'accento sul genio del cantante di Seattle, sulla sua compassione e sulla sua ambizione, su tutte quelle qualità che l'hanno fatto diventare in pochi, intensissimi anni un'icona della cultura pop e del mondo della musica, in grado di rivaleggiare per fama con artisti del calibro di John Lennon, Michael Jackson e Elvis Presley.
Joy Division. Autobiografia di una band
Jon Savage
Rizzoli
€ 20,00


Nata all'interno della scena punk inglese dominata all'epoca da band come i Sex Pistols e i Buzzcocks, nonostante la breve esperienza (solo tre anni: dal 1978 al 1980, anno del suicidio del cantante ventitreenne Ian Curtis) e i soli due album pubblicati, la band dei Joy Division ha esercitato ed esercita tuttora una notevola influenza sulla musica rock in generale e sulla darkwave in particolare. Jon Savage, critico musicale divenuto celebre nel periodo d'oro del punk intervistando tutti i maggiori protagonisti di quella scena musicale, ne ripercorre la storia sfruttando trent'anni di confessioni dei testimoni della scena post-punk, dai membri della band ai gruppi con cui hanno condiviso il palco (Buzzcocks, Cabaret Voltaire, A Certain Ratio), fino ai fotografi che li hanno immortalati e ai tecnici del suono.
 
La sottile linea bianca (autobiografia)
Lemmy Kilmister, Janiss Garza
Baldini + Castoldi
€ 17,00


L'autobiografia del fondatore dei Motorhead, riproposta da Baldini + Castoldi nel 2016 all'indomani della sua morte, avvenuta il 28 dicembre 2015. Lemmy Kilmister (per tutti solo Lemmy) è una delle più grandi figure del rock, sinonimo di eccesso sia dal punto di vista musicale (è l'inventore dello speedmetal), sia da quello umano (accanito bevitore e fumatore e malato di sesso). In questo libro racconta la sua storia, dagli esordi con i Rocking Vicars (che lanciò in un incredibile tour di supporto a Jimi Hendrix) ai trent'anni di vita e concerti dei suoi Motorhead, impreziositi da 23 album, un Grammy Award e un lungo elenco di successi come Ace of Spades, Bomber e Overkill. La sua immagine con una bottiglia di Jack Daniel's in mano, la sigaretta in bocca e il cappello in testa può essere considerata un'icona del rock di tutti i tempi.
  
Inside out. La prima autobiografia dei Pink Floyd
Nick Mason
EPC
€ 19,00


Versione aggiornata della famosa biografia del batterista dei Pink Floyd Nick Mason, con un nuovo capitolo in cui l'autore riflette sugli anni successivi al concerto finale della band nel Live 8 del 2005. In qualità di unico membro ad aver fatto parte della band per i cinquant'anni della sua esistenza, Mason ripercorre, facendo largo uso di aneddoti e di autoironia, tutta la storia dei Pink Floyd dalla nascita nel movimento underground degli anni '60 al successo mondiale di The dark side of the moon e alle successive spaccature.
  
Freddie Mercury. I will rock you. La biografia definitiva
Lesley-Ann Jones
Sperling & Kupfer
€ 16,90


Pubblicata per la prima volta nel 2012 e riproposta in occasione dell'uscita del film Bohemian Rhapsody, questa biografia della giornalista inglese Jones, fin dai primi anni ottanta a stretto contatto con la band e il suo entourage, si presenta come il ritratto definitivo - basato su documenti e condito da aneddoti vissuti anche in prima persona - di Freddie Mercury, voce e leader indiscusso dei Queen. L'attenzione dell'autrice non è concentrata solo sulla storia dell'uomo e della star, dalla nascita a Zanzibar al collegio in India, fino alla fuga a Londra e al successo planetario della band, ma anche sulla personalità del carismatico frontman, timido e affascinante, deciso a sperimentare ogni eccesso (compresi quelli che ne causeranno la morte per AIDS il 24 novembre del 1991, a soli 45 anni), sulla sua sessualità libera e sulla passione divorante per la musica che lo ha portato a scrivere (e a interpretare) canzoni che sono rimaste nella storia.
  
My love story. L'autobiografia
Tina Turner
HarperCollins 
€ 22,00


L'autobiografia, pubblicata l'anno scorso, di questa splendida ottantenne considerata la Regina del rock 'n roll. Il successo planetario arriva per Tina Turner negli anni ottanta, ma la sua lunga gavetta è caratterizzata da alti e bassi: ai primi successi negli anni sessanta assieme al musicista Ike Turner (che sposerà e di cui prenderà il cognome) seguirà infatti una serie di album di scarso successo negli anni settanta. Fedele al suo motto "Devi solo andare avanti", la Turner supererà con la grinta che la contraddistingue fallimenti e delusioni e nel 1984 raggiungerà le venti milioni di copie vendute con l'album Private Dancer, che contiene il singolo What's love got to do with it, primo nella classifica dei singoli americani. Da allora la sua discografia è costellata di grandi successi, come The best (1989) e GoldenEye, colonna sonora del diciassettesimo film di James Bond (1995). Nel 1999 pubblica Twenty four seven, ad oggi l'ultimo album di inediti. Nel libro la cantante racconta tanti aneddoti legati agli anni trascorsi a lavorare al fianco di personaggi come Mick Jagger, Keith Richards e David Bowie, e stila un resoconto lucido e toccante degli ultimi anni, caratterizzati dai problemi di salute e dalla tragica scomparsa del primogenito Craig, morto suicida. 
"Che cosa fai quando è tutto contro di te? Io dico: vai avanti. Vai avanti senza fermarti. Non importa se ti arriva uno schiaffo in faccia, tu porgi l’altra guancia. E il dolore che senti? Non puoi fermarti a pensare a quello che ti hanno fatto, adesso o in passato. Devi solo andare avanti".
 
Born to run. L'autobiografia
Bruce Springsteen
Mondadori
€ 15,00


L'idea di questa autobiografia nasce dopo l'esibizione di Springsteen e della sua E Street Band al Super Bowl del 2009. L'esperienza fu così entusiasmante che "The Boss", come lo chiamano i suoi fans, decise di metterla su carta. Ma Born to run contiene molto più del resoconto di quella storica esibizione. Ad essa Bruce ha dedicato sette anni della sua vita (la prima pubblicazione è infatti del 2016), e qui ha riversato tutta la sincerità, l'ironia e l'originalità cui ci ha abituato con le sue canzoni, nonché una cronaca sentimentale molto dettagliata della sua vita: l'infanzia a Freehold, nel New Jersey, il debutto di Elvis Presley all' Ed Sullivan Show che fa nascere in lui il desiderio incontenibile di diventare un musicista, gli esordi nei bar di Asbury Park e la nascita della E Street Band. Ma leggendo questo libro possiamo scoprire anche, per la prima volta, i tormenti interiori che hanno ispirato molti dei suoi capolavori, a partire proprio da quella Born to run da cui l'autobiografia prende il titolo. Si tratta di un libro intenso e sentito, che illumina molti aspetti poco noti del Boss e che farà respirare a chiunque lo leggA l'atmosfera carica e sognante del rock.
 
Life
Keith Richards
Feltrinelli
€ 15,00


Pubblicata in prima battuta nel 2010, è l'autobiografia di uno dei mostri sacri della musica rock di tutti i tempi, il chitarrista, nonché fondatore (assieme a Mick Jagger e Brian Jones) dei Rolling Stones. La passione di Richards per la musica nasce dall'ascolto ossessivo dei dischi di Chuck Berry e Muddy Waters (coi quali avrà poi l'occasione di collaborare), mentre la prima chitarra regalatagli dalla madre lo indirizzerà verso la passione per questo strumento di cui oggi è considerato uno dei più grandi interpreti. I Rolling Stones nascono nel 1962 e il loro immediato successo, assieme ai famigerati arresti per possesso di stupefacenti, contribuiscono a creare l'immagine di eroe popolare e di fuorilegge che per lungo tempo ha accompagnato la vita del musicista. E' difficile riassumere in poche righe la carriera di questo straordinario chitarrista e della sua band, che ancora oggi, a quasi sessant'anni dalla nascita, si esibisce sui palchi di tutto il mondo, così come è difficile elencare tutte le peripezie e le disavventure che gli hanno fatto rischiare la morte più volte (compresa una commozione cerebrale provocata dalla caduta da una palma da cocco e curata con un delicato intervento al cervello). In questo libro però si trova tutto, anche i retroscena dell'invenzione di riff immortali come quello di (I can't get no) Satisfaction, uno dei più celebri della storia del rock, l'espatrio in Francia per motivi fiscali, l'isolamento e la tossicodipendenza, l'allontanamento da Jagger e la successiva riconciliazione, il matrimonio, la famiglia, gli album solisti. Insomma, si tratta di una vera e propria bibbia del rock 'n roll, una miniera di aneddoti e di informazioni "dall'interno" che tutti gli appassionati del genere dovrebbero esibire nella propria libreria.
Bowie 1947-2016. La biografia
Wendy Leigh
Sperling & Kupfer
€ 18,90


David Bowie è stato uno dei personaggi più poliedrici e influenti della scena rock mondiale. Questa biografia, pubblicata pochi mesi dopo la sua morte, racconta tutta la sua parabola artistica ed umana e si basa su 75 interviste ad amici e persone a lui vicine. Tra aneddoti ed episodi poco noti, l'autrice racconta le variegate avventure sessuali e sentimentali dell'artista, gli eccessi di droghe, le amicizie, a volte controverse, con gli altri musicisti, oltre alla sua straordinaria carriera che lo ha tenuto ai vertici delle classifiche per quasi cinquant'anni: gli esordi come corista in chiesa; le prime band agli inizi degli anni sessanta; il primo album da solista col definitivo nome d'arte nel 1967; il successo; la consacrazione nel 1972 con la pubblicazione dell'album The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, che contiene gran parte dei suoi classici più famosi, da Starman a Ziggy Stardust a Moonage Daydream, e che segna la nascita di uno dei volti scenici più noti di Bowie assieme a quello del "Duca Bianco", nato nel 1976 con l'album Station to station. Di successo in successo il libro insegue Bowie negli anni '80, '90 e duemila, ed è aggiornato fino agli avvenimenti più recenti, compresa la pubblicazione di Blackstar due giorni prima della morte.         



lunedì 22 aprile 2019

CINQUE LIBRI SUI GIARDINI


Sono arrivate le prime giornate tiepide, quelle che invogliano ad uscire e a ritrovare un contatto diretto con la natura (magari con un buon libro nello zaino), e così mi è venuta voglia di recuperare qualche libro su un argomento che ho sempre trovato interessante e che non ho mai smesso di frequentare, quello dei giardini. Qui sotto troverete cinque libri che affrontano il tema da diversi punti di vista: storico, filosofico, letterario, psicologico, antropologico e religioso. Cinque approcci diversi che rappresentano altrettanti tentativi di spiegare perché i giardini (e gli orti, e comunque ogni spazio verde modellato dall'uomo) abbiano da sempre esercitato un così grande ascendente su tutti gli esseri umani.

Il giardino come spazio interiore
Ruth Ammann
Bollati Boringhieri 2008


 In questo saggio davvero molto suggestivo e ricco di spunti di riflessione l'autrice, analista junghiana e architetto, analizza il rapporto tra lo spazio interiore dell'anima umana e quello esteriore rappresentato dal giardino, definito "lo spazio intermedio" in cui "ciò che è chiaro e ciò che è oscuro, cultura e natura, coscienza e inconscio, spirito e corpo" si incontrano. 
Il giardino equivale dunque al luogo intermedio tra la coscienza dell'uomo e la sua natura inconscia, al luogo del loro incontro, dello scambio e del collegamento, dove la natura inconscia può essere resa conscia, trasformata e perciò coltivata.
  Ma di quali giardini stiamo parlando? L'autrice ce lo spiega nel primo capitolo:
Sono i giardinetti tra casa e strada, i giardini nascosti da alte mura, quelli variopinti che si stendono tra le case dei contadini e i campi, i sontuosi e imponenti giardini che dividono i castelli dai boschi, gli infiniti giardini tra cielo e terra, tra natura e cultura, tra case ben piantate e solide e natura mutevole e selvaggia. Sono i giardini dell'anima tra vita diurna e sogno, i giardini di relazioni o, meglio ancora, i giardini d'amore, che uniscono gli esseri umani, e i giardini silenti in cui gli uomini incontrano il divino e quindi anche se stessi.
  Corredato da tante bellissime foto che ritraggono incantevoli giardini fioriti, orti e paesaggi naturali, il libro affronta diversi temi, sempre nell'ottica del rapporto tra interiorità ed esteriorità. Scorrendo l'indice troviamo infatti: il significato della recinzione (cos'è che trasforma in giardino un lembo di terra?), il giardino dell'anima (dal giardino esterno a quello interiore), passeggiare in giardino tra l'alba e il tramonto, i doni che il giardino offre agli uomini, il giardino d'amore (un altro mondo intermedio), la quiete in giardino e la vita quotidiana in giardino (il lavoro in giardino come cura dell'anima).  

Giardini. Riflessioni sulla condizione umana
Robert Pogue Harrison
Fazi 2009


  Questo saggio, dal taglio piuttosto accademico e attento in particolare alla storia e alla letteratura, si propone di indagare quell'anelito eterno dell'essere umano che da sempre lo porta a ricreare, specialmente nell'architettura dei giardini, il Paradiso perduto. 
I giardini umani possono apparirci come piccole aperture sul paradiso nel cuore di un mondo caduto, ma il nostro dover creare, mantenere e prenderci cura dei giardini tradisce la loro origine postlapsaria [=dopo la caduta dell'uomo]. La storia senza i giardini è un deserto. Un giardino staccato dalla storia è superfluo.
  Vengono quindi passati in rassegna i casi più significativi (nella storia, nella letteratura e nella filosofia) in cui il giardino ha assunto un significato importante nella definizione dell'uomo di un particolare periodo o ambiente e nel suo tentativo di trovare, attraverso il rapporto con una natura più o meno antropizzata, un rapporto il più diretto possibile con la divinità. Si parte, ovviamente, dal giardino di Eva, modello di tutti i giardini "postlapsarii", per addentrarci poi in un vero e proprio percorso storico-culturale che ci farà conoscere i giardini e le isole beate dell'Odissea, il giardino settecentesco di Voltaire, il giardino-rifugio di Boccaccio, il giardino come fuga dall'attività politica di Epicuro e quello atto alla contemplazione dei monasteri o dedicato allo svago delle ville principesche, Versailles in primis.
  E' un libro molto interessante, ma anche molto "carico", pieno di rimandi letterari e filosofici, di citazioni, di nozioni. Un libro da studiare più che da leggere. Adatto a chi cerca la sostanza più che la semplice divulgazione.
   
Giardinosofia. Una storia filosofica del giardino
Santiago Beruete
Ponte alle Grazie 2018


Il rapporto tra filosofia e giardino non sta solo nel rapporto diretto tra l'idea del giardiniere e la sua concretizzazione nell'architettura verde (in questo caso paragonabile agli ideali e alle utopie che stanno alla base dell'architettura costruita), ma anche, riflessione più interessante, nell'influenza che gli stessi giardini hanno avuto sulla storia del pensiero. Questo saggio, scritto da un antropologo, poeta e filosofo spagnolo con la passione del giardinaggio, si propone come "un trattato esaustivo sulle filosofie che hanno preso forma nei giardini", prendendo in esame il ruolo che gli spazi verdi addomesticati e modellati dall'uomo hanno avuto nel corso della storia. Si parte dai giardini dei filosofi dell'antica Grecia e dall' "Hortus conclusus", l'universo claustrale medievale, per passare all'utopia e alla scienza del giardino rinascimentale, via via attraverso il "giardino morale" settecentesco e quello decadente, naturale e paesaggistico del periodo romantico fino ai parchi pubblici moderni, per spingersi alla fine in una "storia naturale delle piante nella fantascienza" attraverso la quale si tenta di immaginare il giardino del futuro. In questo percorso, che non è solo storico e filosofico, ma che potremmo definire culturale tout court, apprenderemo anche la storia familiare del mestiere del giardiniere, l'invenzione della passeggiata come attività speculativa e la nascita di una nuova disciplina che supera l'utopia antica e la distopia moderna per proiettarci in una società in cui il verde si afferma come un vero e proprio valore discriminante: l'ecotopia.
    
In giardino non si è mai soli. Diario di un giardiniere curioso
Paolo Pejrone
Feltrinelli 2002


Questo libro si è ormai affermato come un piccolo classico dell'arte del giardinaggio. In esso l'autore, architetto di giardini, riversa tutta la passione per il suo mestiere, componendo un breve manuale per addetti ai lavori (ma non solo, il libro è scritto con linguaggio semplice e, spesso, didascalico) che insegna "la disciplina, l'arte di badare a orti e giardini e l'arte di capire le piante". Con una struttura che richiama lo scorrere delle stagioni, Pejrone parte dalla sua esperienza personale per raccontarci dei giardini che ha conosciuto, tessendo le lodi di quelli ben tenuti e ben architettati e arrabbiandosi per i guasti che mani inesperte o frettolose hanno causato in altri, sempre con un occhio di riguardo alle varie specie di piante e alle loro caratteristiche precipue, perché ogni pianta richiede cure ed attenzioni diverse, e il bravo giardiniere deve saperle "intrattenere" sempre nel modo più adatto. 
 
Contro il giardino. Dalla parte delle piante
Pia Pera e Antonio Perazzi
Ponte alle Grazie 2007


  Giornalista e scrittrice con una grande passione per il giardinaggio, Pia Pera ha scritto diversi libri sui giardini, l'ultimo dei quali, poco prima della prematura scomparsa, è Al giardino ancora non l'ho detto (Ponte alle Grazie 2016). In questo Contro il giardino, l'autrice vuole spezzare una lancia a favore del giardino naturale, inteso "come il luogo privilegiato dove si rinnova il nostro dialogo interiore con la natura", contrapposto a tutti quegli spazi verdi contemporanei, governati dal design e dalle mode, in cui le piante sono trattate come oggetti e come tali violate nei loro tempi di crescita e nel loro habitat.
  Il libro è strutturato come una corrispondenza epistolare tra una scrittrice (la stessa Pia Pera) e un paesaggista (il botanico Antonio Perazzi).  

domenica 29 luglio 2018

CINQUE LIBRI PER UN'ESTATE CONTROCORRENTE


Le vacanze non sono solo divertimento e dolce far niente, possono essere anche l'occasione per riprendere contatto con noi stessi, per prenderci un attimo di pausa dalla vita frenetica di tutti i giorni e cercare di capire chi siamo, cosa vogliamo e dove stiamo andando. Sono in tanti, in effetti, quelli che decidono di sfruttare le ferie estive per concedersi un periodo di ritiro spirituale in qualche eremo o monastero in cerca di pace, serenità e consapevolezza. Non bisogna essere per forza dei fervidi credenti per poter apprezzare il silenzio dei chiostri, l'armonia dei gesti e delle occupazioni, il piacevole assopimento di tutti quei "bisogni" che la vita di tutti i giorni ci fa sembrare insopprimibili. Comunque sia, che abbiate deciso di passare una settimana a Ibiza o nella spoglia tranquillità di una cella monastica, i cinque libri che ho raccolto qui sono un invito ad andare oltre, a riscoprire la nostra spiritualità e il nostro nocciolo di esseri umani, al di là di qualsivoglia inclinazione morale o religiosa. Ruotano tutti intorno alla religione, ovviamente, ma ho cercato di suggerirne una lettura per così dire laica, visto che comunque trattano, in fondo, di una cosa che dovrebbe appartenere a tutti: la coscienza.   


Sulle strade del silenzio. Viaggio per monasteri d'Italia e spaesati dintorni
Giorgio Boatti
Laterza 


Il giornalista Giorgio Boatti compie un lungo viaggio attraverso la penisola alla ricerca, come ci dice, non del monastero giusto, ma del "solido orientamento" che quei luoghi di ritiro sembrano in grado di poterci offrire. Dall'abbazia di Finalpia, in Liguria, alla badia del Goleto in Irpinia, passando per Bose, Praglia, Camaldoli, Subiaco, San Giovanni Rotondo e tanti altri monasteri e abbazie che costellano il  nostro Paese, Boatti descrive i luoghi, i paesaggi, gli ambienti e le atmosfere in cui si svolgono la vita e le attività dei monaci, e ci rende partecipi delle loro emozioni attraverso interviste molto intime e intense che ci restituiscono la loro mentalità, i loro sogni e le loro semplici aspirazioni. Nelle loro esistenze incentrate sulla spiritualità e sul lavoro, il giornalista riconosce (e noi con lui) una semplicità e una schiettezza d'animo che non fanno più parte del bagaglio culturale dell'uomo moderno, così come non vi fanno parte la serenità e la pace di cui quei monaci sembrano pervasi. E ne trae un insegnamento fondamentale: allontanarsi dal mondo è utile, perché serve per acquisire una visione onesta e distaccata delle cose e dei fatti che ci circondano e perché ci fa capire che la vita va assaporata in ogni suo più piccolo dettaglio, anche quello apparentemente più insignificante. Solo in questo modo potremo ritrovare la lunghezza d'onda del nostro essere umani e, dalla giusta prospettiva, capire quali sono le cose che contano veramente. 
Ormai ho imparato ad alzarmi presto. L'alba è generosa: consente sempre di allargare le braccia per accogliere la giornata che viene incontro. Come potevo, fino a qualche tempo fa, non capire che il risveglio non è soltanto aprire gli occhi, ma avere l'occasione di ricominciare davvero ogni volta? Di essere nuovi in un mondo che, basta stropicciare via dagli occhi la pigrizia per accorgersene, è in perenne mutamento. Dove la vita stessa, basta muovere qualche passo per constatarlo, sta davanti senza ostentazione, porgendo doni ai quali per lo più neppure badiamo.  

Trovare rifugio. Riscoprire dentro se stessi la pace del monastero
Christopher Jamison
Mondadori


L'abate di un monastero benedettino inglese ci offre la sua ricetta per realizzare dentro di noi la pace profonda e la serenità tipiche della vita monastica. E' un percorso a tappe, che si basa sull'antica regola di San Benedetto, attualizzata per renderla percorribile dall'uomo moderno, un uomo che è sempre più "indaffarato", e che non trova mai il tempo per dedicarsi alla dimensione spirituale. Per sfuggire a questa condizione bisogna entrare nel santuario, "un santuario del cuore e della mente dove le normali leggi fisiche non valgono. Non lo scopriremo tutto in una volta, perché è un santuario infinito". Il primo "gradino monastico" per accedere a questo santuario è costituito dal silenzio. 
La storia passata e presente dei certosini ci ricorda che il potere del silenzio vissuto in solitudine è così reale che può in effetti riempire tutta la vita di alcune persone. E la mia convinzione è che non solo possa riempire tutta la vita di alcuni, ma che debba riempire parte della vita di tutti.
Per conoscere se stessi e per crescere occorrono delle visioni profonde che solo la solitudine può dare.
Il secondo gradino è rappresentato dalla contemplazione. Ovvio che in un monastero "contemplazione" sia sinonimo innanzitutto di "preghiera", ma a noi laici profani interessano di più le altre due interpretazioni del termine, citate da Jamison, e cioè "meditazione" e, soprattutto, "lettura". Eh già, cari bibliomaniaci, per Benedetto "il modo fondamentale per meditare e la via essenziale per essere creativamente in silenzio è la lettura". Lettura di testi religiosi, pensava lui, lettura di qualsiasi testo creativo, mi permetto di aggiungere io, che santo non sono ma che mi vanto di conoscere un pochetto i poteri che si sprigionano da un testo scritto. E se è vero che "per la maggior parte della gente leggere è funzionale o è uno svago e soprattutto è rapido" e che nei monasteri si tramanda "la tradizione della lettura meditativa", è anche vero che una delle caratteristiche che differenziano l'essere umano da tutte le altre specie animali è l'immaginazione, che anzi per il noto storico israeliano Harari (l'autore di Sapiens e Homo deus, per intenderci) è proprio la tipicità che ci ha permesso di diventare i padroni del pianeta. E l'immaginazione è uno dei poteri scatenati dalla lettura, anche da quella cosiddetta "d'evasione". Per cui teniamoci ben stretta la lettura, che a seconda dei casi può portarci alla meditazione, alla contemplazione o all'immaginazione (o alla preghiera, certo), sempre comunque un gradino più su verso il nostro santuario.
E siamo al terzo gradino, quello dell'obbedienza, o, meglio, della "libertà obbediente". Obbedienza alla propria coscienza, si intende, opposta per esempio all'obbedienza del consumatore moderno.
Quando le persone sostengono di essere libere, ma in effetti obbediscono a regole non dichiarate, non abbiamo una definizione. Non c'è un termine, perchè questa è una situazione molto moderna e difficile da riconoscere. Questo aspetto ancora senza nome della vita moderna è pericoloso, perché le persone non sanno di essere soggette a progetti di altri e dunque non vedono motivo di liberarsene. L'apparente libertà del consumatore può accecare le persone fino a una dipendenza molto profonda.
Gli altri gradini sono l'umiltà ("la capacità di essere contenti qualsiasi cosa vi accada è il frutto di una grande autoconsapevolezza), la comunità (la condivisione delle solitudini ), la spiritualità e, infine, la speranza, che per i benedettini equivale alla speranza nella vita ultraterrena, ma che per chi benedettino non è (e nemmeno monaco) può benissimo limitarsi ad una visione ottimistica di questa vita terrena, l'unica che ci è dato conoscere, una volta recuperato il proprio status di essere umano a tutti gli effetti.
Quello dell'abate Jamison è quindi un testo di carattere religioso, ma che proprio grazie all'immaginazione (e a un po' di sana irriverenza) può diventare un valido vademecum adatto a tutti coloro che cercano nella vita qualcosa che vada al di là del materiale.

Clausura. Le nuove testimoni dell'assoluto
Espedita Fisher
Castelvecchi


Frutto di quattro anni di lavoro e pubblicato per la prima volta nel 2007, questo libro riporta una lunga serie di incontri e interviste con più di quaranta monache che hanno scelto la clausura, per cercare di capire chi sono, come vivono, ma soprattutto perchè queste donne, a volte giovanissime, hanno deciso di abbandonare il mondo per dedicarsi completamente alla preghiera e alla contemplazione. C'è Elena, Clarissa, che ha lasciato il fidanzato e accantonato la sua laurea in chimica e il suo lavoro ben remunerato perchè sentiva crescere dentro di sè un vuoto che niente riusciva a colmare, finchè ha trovato nella clausura "l'essenziale" che, senza volerlo, andava cercando da sempre, perchè 
qui si vive di gioia, tutto è stupore. Il senso della clausura non è dare conforto a chi viene alla grata. Neppure la preghiera per l'Umanità. E' accettare di essere "nulla". E' vero: la nostra vita "va sprecata", come il nardo di Maddalena sui piedi di Gesù. Ma ci vuole coraggio a farlo, a perdersi completamente ogni giorno.
C'è Alina, Clarissa urbanista rumena, che dopo la caduta del comunismo, ancora bambina, scoprì che la libertà a lungo negata dal regime consisteva nel passare ore davanti ai programmi della tv finalmente sdoganati e nell'uscire con gli amici, fin quando non si rese conto che "una foglia può parlare meglio del più grande oratore". 
C'è Benigna, Clarissa cappuccina, in monastero dal 1952. Affascinata dalla vita claustrale fin da piccola, dice che
la natura umana tende all'offesa, cioè a oscurare il lato spirituale. [...] Di solito, se sei nel giusto, ti capiscono in pochi. Il mondo non è un posto per saggi. Siamo come i turiboli per l'incenso: bruciando purifichiamo ciò che ci circonda. La sofferenza, in realtà, è una possibilità di crescita: nel mondo spirituale tutto è al contrario.
 E l'elenco continua con tante altre monache di diversi ordini religiosi, che incalzate dall'autrice raccontano la loro vita quotidiana dietro la grata e spiegano il perché di una scelta che oggi più che mai sembra così lontana dal sentire comune.

Eremiti
Espedita Fisher
Castelvecchi


Dopo la pubblicazione di Clausura la giornalista calabrese Espedita Fisher ha compiuto un altro viaggio, questa volta alla ricerca degli eremiti moderni, persone che hanno deciso di ritirarsi dal mondo in completo isolamento per dedicarsi ad una vita di contemplazione e di arricchimento interiore. Alcuni sono partiti dalla religione, altri semplicemente sono alla ricerca di un senso dell'esistenza che vada al di là della realtà materiale che caratterizza la nostra società moderna. Fra' Paolo, ad esempio, vive in una casetta da lui stesso costruita sulle rive di un fiume, e dedica il suo tempo a scolpire il legno, a procacciarsi il cibo (assolutamente vegetariano) e a pregare. Il suo, dice, è un atto d'amore nei confronti della Natura, perché
compresi la vana lotta dell'individuo contro se stesso, che se scisso dalla sua parte spirituale è in esilio dal suo ambiente naturale. Non sappiamo più cosa sia l'armonia. La nostra cultura e il nostro sapere nascono dalla contrapposizione con la Natura. [...] Oggi so di essermi ritirato su queste montagne per cercare di salvare almeno un granello della sconfinata Natura che continua a proteggerci nonostante tutto. 
Il viaggio della Fisher continua lungo tutta la penisola, dal Monte Grappa in Veneto alla Calabria, con una veloce incursione sul monte Athos, in Grecia, incontrando eremiti ed eremite delle più diverse estrazioni sociali e inclinazioni, tutti però pienamente appagati dalle loro esistenze solitarie. Molti di loro, pur vivendo in luoghi isolati e, a volte, impervi, apprezzano il contatto sporadico con altre persone con cui possono confrontarsi e restare allo stesso tempo in qualche modo collegati alla realtà che li circonda (c'è chi svolge anche attività di sostegno alle persone bisognose), ma tutti sono accomunati dall'intima necessità di cercare in se stessi una verità che li renda liberi e appagati.  
  
I monaci di clausura
Tonino Ceravolo
Rubbettino


Concludo il mio veloce excursus nel mondo della spiritualità con questo interessante libretto di Tonino Ceravolo, esperto di storia e antropologia religiosa, in cui vengono elencate quelle che sono le caratteristiche che accomunano un po' tutti i monaci di clausura, dal medioevo ai giorni nostri. Si parte dal tempo, che, in monastero,
possiede la caratteristica della lentezza, dell'assenza di ogni agitazione e della mancanza della fretta, di una scansione ispirata ai ritmi naturali della giornata.
Si passa poi all'isolamento, che è prima di tutto isolamento interiore.
La solitudine e il silenzio del cuore, la quies dell'anima, non il semplice allontanamento in spazi remoti e difficilmente esplorabili, sono il contrassegno della vita eremitica. L'isolamento dello spazio esteriore non è altro che l'aspetto visibile dell'altro isolamento, quello, invisibile, dello spazio interiore, reso deserto perché possa essere abitato e invaso solo dal Divino.
Non manca, naturalmente, l'aspetto religioso, e poi la cura del corpo, col regime alimentare adatto al monaco di clausura e l'importanza del lavoro manuale, che è sì una forma di preghiera ma anche un modo per tenersi in esercizio. Infine la morte, che per il monaco è anche il giorno in cui la vita comincia, e infatti viene chiamato dies natalis, e che prevede una serie di precisi rituali coi quali i confratelli accompagnano il defunto nel suo ultimo e più importante viaggio.
 

mercoledì 18 luglio 2018

NOVE LIBRI PER UN'APOLOGIA DELL'OZIO



L'estate, con l'arrivo delle vacanze, è il periodo dell'anno in cui, finalmente, ci si può dedicare all'ozio. E' il momento in cui possiamo "staccare la spina" e occuparci di quello che ci piace di più, dei nostri hobbies, dei nostri svaghi, dei nostri interessi, o semplicemente possiamo starcene in pace seduti sotto un pino a contemplare il paesaggio e a riflettere, sognare, immaginare, fantasticare, creare. E possiamo farlo in tutta libertà, senza condizionamenti, ma, soprattutto, senza sensi di colpa. Sì, perchè invece durante il resto dell'anno dobbiamo lavorare, studiare, impegnarci nelle attività quotidiane che ci permettono di portare a casa, come si dice, la pagnotta. Durante il resto dell'anno l'ozio è bandito dalla nostra vita, vietato, condannato e in certi casi, addirittura, punito. Ma non è sempre stato così. Gli antiche greci, ad esempio, provavano disprezzo per il lavoro, che infatti era riservato agli schiavi, mentre nell'antica Roma l'otium era il tempo libero dalle occupazioni politiche o militari da dedicare all'attività creativa e allo studio, e non aveva alcuna connotazione negativa. Ho riunito qui un po' di libri che cercano di riabilitare e nobilitare l'ozio, di farlo rientrare a pieno titolo nelle necessità imprescindibili di uomini e donne, che lo antepongono anzi, come importanza, a qualsivoglia altra attività pratica. Perché, come diceva Oscar Wilde: "La vita contemplativa, la vita che ha per scopo non il fare ma l'essere, e non l'essere semplicemente, ma il divenire: ecco che cosa può darci lo spirito critico. Gli dèi vivono così".
Siamo davvero sicuri che l'ozio sia il padre dei vizi?


L'ozio come stile di vita
Tom Hodgkinson
Rizzoli

Un utilissimo vademecum per chi desidera fare dell'ozio l'attività più importante delle sue giornate e raggiungere nel dolce far niente la felicità di una piena realizzazione personale, senza essere appesantito dai sensi di colpa. Partendo da una critica sostanziale all'attuale modello sociale che prevede una iperattività continua e considera l'ozio come un vizio da evitare, lo scrittore inglese (direttore della rivista "The Idler" , in cui scrittori e umoristi esaltano i piaceri dell'ozio e della pigrizia e combattono l'idolatria del lavoro) programma la giornata ideale dell'ozioso. Dal risveglio posticipato 
Non solo alzarsi presto è del tutto innaturale, ma io voglio anche affermare che restarsene a letto mezzo addormentati è estremamente benefico per la salute e l'umore. Una buona mezz'ora trascorsa dormicchiando nel letto la mattina può, per esempio, aiutarvi a prepararvi mentalmente per i problemi e i compiti che vi aspettano.
alle attività da svolgere in attesa del pranzo (leggere poesie, concedersi una capatina mattutina al pub, dedicarsi all'arte, alla contemplazione e alla "nobile attività del bighellonare") e alla critica al concetto moderno di lavoro, quello post rivoluzione industriale.
Le macchine sottrassero il processo di produzione alle mani e alle menti. [...] [I nuovi lavoratori] forse guadagnavano più denaro, ma la qualità della loro vita subì un durissimo colpo. Il caos gioioso, le attività svolte in armonia con le stagioni, la varietà, il cambiamento, l'autogestione: tutto ciò fu sostituito da una cultura del lavoro brutale, standardizzata, dei cui effetti paghiamo le conseguenze ancora oggi. In altre parole, il posto fisso fu inventato per rendere le cose più facili a coloro che stanno al vertice.
Dopo aver risolto il problema dei postumi della sbornia della notte precedente rivalutandone gli aspetti positivi (acutezza dei sensi che può portare addirittura ad uno stato visionario, occasione per prendersi una "pausa dalla realtà" e restarsene tranquilli in casa "con una quantità illimitata di tazze di tè, degli amici che si trovano nel nostro stesso stato e un film demenziale in tv") si passa al pranzo, cui si deve dedicare tutto il tempo necessario (e qui ci sta un'altra critica al fast food e alle brevissime pause-pranzo), all'imprescindibile pisolino pomeridiano, all'ora del tè, alla sana conversazione e alla meditazione, per arrivare infine all'ora di andare a letto e al sonno notturno cui dobbiamo dedicare tutto il tempo necessario. Fondamentale, poi, il capitolo dedicato al sesso, che necessitando di un certo sforzo fisico potrebbe creare qualche problemino all'ozioso professionista.
Un libro che tra il serio e il faceto (ma molto più serio di quanto si potrebbe immaginare) ci fa riflettere sulla necessità di prenderci qualche pausa e di dedicare più tempo al nostro essere umani. 
Ciò che tutti noi facciamo oziando è rivendicare a gran voce il bisogno di vivere in un modo più antico, naturale e primitivo.
 
I pensieri oziosi di un ozioso
Jerome K. Jerome
Vari editori


Questo non è strettamente un libro sull'ozio, ma è un libro che senza l'ozio non avrebbe potuto essere scritto. Attraverso 14 racconti, saggi e pensieri l'arguto, ironico e mordace autore di Tre uomini in barca mette a nudo vizi (tanti) e virtù (poche) della moderna borghesia inglese, sfruttando, appunto, l'obiettività e la presa di distanza che la sua predisposizione all'ozio e alla contemplazione gli permettono di avere. Con la sua prosa tipicamente british in bilico tra riflessione seria e ironia salace, condita con aneddoti divertenti ed irriverenti, Jerome ci parla con la stessa attenta e leggera premura di bollette, amore, tempo, abiti, bambini, letto, pigrizia e lavoro. E naturalmente della sua amatissima pipa, inseparabile compagna di ozi, cui il libro è dedicato. 

 Elogio dell'ozio
Robert Louis Stevenson
La vita felice


Conosciuto ai più come l'autore de L'isola del tesoro e di altre celebri opere di fantasia, forse non tutti sanno che Stevenson fu anche un attento osservatore della realtà che lo circondava, nonché un estimatore dell'ozio in tutte le sue forme. Scritto di getto nel pieno della seconda rivoluzione industriale, questo pamphlet contesta apertamente l'abbrutimento cui stavano andando incontro i nuovi lavoratori, l'aridità di sentimenti e di slanci emotivi delle nuove generazioni, la scomparsa di interessi che fossero all'altezza di quelli legati al profitto e all'operosità.
Esiste una sorta di morti viventi, individui insulsi che a malapena sono consapevoli di esistere se non nell'esercizio di qualche occupazione occasionale. [...] Quando non devono recarsi al lavoro, quando non hanno fame nè voglia di bere, l'intero universo vivente è uno spazio vuoto per loro. Se a costoro occorre di dover aspettare un treno per un'ora o più, cadono in una specie di stupido trance a occhi aperti. A guardarli si è portati a ritenere che non esista nulla che meriti di essere osservato e nessuno con cui parlare; sembrano paralizzati o alienati, eppure è del tutto probabile che costoro a modo loro siano lavoratori indefessi, e che abbiano la vista buona solo per scovare un refuso in un atto legale o una fluttuazione del mercato.
E a tutto questo contrappone un sano ritorno all'ozio, inteso come la riconquista del proprio tempo e di un uso indipendente della propria persona, ormai legata a doppio filo ad un'etica del lavoro che al di là dei proclami sembra ridurre uomini e donne in schiavitù.
Il perenne attaccamento a ciò che un uomo chiama i suoi affari può essere sorretto solo dal perenne oblio di molte altre cose. E non è affatto sicuro che il lavoro sia la cosa più importante per un uomo.
La cosa più importante per un uomo, dice Stevenson, è la felicità, quella di cui può godere l'ozioso dalle finestre del suo "Belvedere del Buon Senso":
 Un paesaggio verde e sereno; salotti illuminati dal fuoco dei camini; brave persone che ridono, bevono e fanno all'amore come facevano prima del Diluvio universale o della Rivoluzione francese; e il vecchio pastore che conta le sue pecore sotto il biancospino. 
Lavoro utile, fatica inutile
William Morris
Donzelli


Pubblicato una decina d'anni dopo quello di Stevenson, anche questo libello, scritto da uno dei più eclettici ed influenti uomini d'arte e di politica dell'Inghilterra del secondo Ottocento, si scaglia contro le conseguenze negative che la Rivoluzione industriale ha portato nella vita quotidiana di uomini e donne, concentrandosi però esclusivamente sul concetto e sulla visione moderna del lavoro. Posso sintetizzarlo in due citazioni, che più di ogni altra considerazione rendono l'idea del pensiero dell'autore.
La prima:
Dobbiamo cominciare a costruire la parte decorativa della vita - i suoi piaceri, fisici e mentali, scientifici e artistici, sociali e individuali - sulla base del lavoro intrapreso volentieri e con gioia, consapevoli di apportare in tal modo un beneficio a noi stessi e a chi ci sta intorno.
E la seconda, che spiega in cosa consiste questa "parte decorativa" e la contrappone a quella che potremmo definire "parte utile" della vita così come si stava profilando in quegli anni, ma che per certi versi può essere applicata anche ai nostri giorni:
Ricchezza è quello che la Natura ci dà e quello che un uomo assennato può trarre dai suoi doni per farne un uso ragionevole. La luce del sole, l'aria fresca, l'incontaminato volto della Terra, e quanto abbisogni di cibo, vestiario e alloggi decenti; l'accumulo di conoscenze di ogni tipo, e il potere di diffonderle; i mezzi con cui gli uomini possano liberamente comunicare fra loro; le opere d'arte, la bellezza che l'uomo crea quando è uomo nel senso più alto, animato da aspirazioni e premura per gli altri - tutte cose al servizio del piacere della gente, libere, degne di un uomo e incorrotte. Questa è la ricchezza. Nè posso pensare a qualcosa che valga la pena avere e che non ricada in una di queste categorie. Ma riflettete, ve ne prego, su quel che produce l'Inghilterra, l'officina del mondo: non rimarreste sconcertati, come lo sono io, al pensiero di una massa di oggetti che nessun uomo sano di mente potrebbe desiderare, ma che la nostra inutile fatica produce - e vende?
Sull'ozio
Seneca
Vari editori


Scritto nel 62 d.C., è il dialogo in cui Seneca cerca di conciliare il suo ritiro dalla politica con i principi dello stoicismo, cui si è sempre attenuto e che prevederebbero invece la preminenza della vita pubblica su quella privata. In fondo, dice Seneca, le concezioni dell'otium che derivano dalla dottrina stoica e da quella epicurea sono molto simili, perchè entrambe affermano che alla base dell'attività, e quindi dell'impegno per la res publica, c'è sempre e comunque la contemplazione, fonte primaria e basilare del piacere. Si tratta, in sostanza, della contrapposizione classica tra otium e negotium, nella quale secondo il filosofo di Cordova i due termini si sostengono a vicenda. Interessante, ai fini della nostra lista, è lo slittamento semantico del termine otium, che nell'antica Roma significava sostanzialmente "lavoro (privato) che eleva lo spirito", mentre oggi ha una valenza esplicitamente negativa, volendo significare il non aver voglia di fare niente contrapposto alla buona volontà di colui che invece si dà da fare. 

 Elogio dell'ozio
Bertrand Russell
Tea


Questo libro prende il titolo da uno dei quindici saggi che lo compongono. In esso il filosofo, matematico e logico gallese esprime la sua critica all'attivismo imperante e la sua convinzione che in una società ideale sia fondamentale concedere il giusto spazio alla contemplazione. Come i già citati Stevenson e Morris anche Russell prende le distanze dal concetto moderno di lavoro, dalla ricerca sfrenata del profitto e dal mancato sfruttamento delle invenzioni tecniche che avrebbero potuto limitare la fatica fisica degli uomini, ma che hanno al contrario causato un'accelerazione dei ritmi lavorativi. La sua proposta, rimasta celebre (e inattuata) era di limitare la giornata lavorativa a quattro ore, il che avrebbe portato alla fine della disoccupazione e avrebbe nel contempo permesso ad ogni lavoratore di non essere "tagliato fuori da molte delle cose migliori", cioè dall'ozio e dalla conseguente opportunità di essere, prima che un lavoratore, un essere umano.  

Ozio creativo
Domenico De Masi, Maria Serena Palieri
 Rizzoli


Partendo dalle stesse considerazioni di Russell, il sociologo del lavoro De Masi arriva ad una conclusione ottimistica, profetizzando in un certo senso la realizzazione del sogno del filosofo gallese. Proprio perché le macchine hanno limitato drasticamente la fatica fisica, nella società postindustriale l'"ozio creativo" (l'aggettivo diventa oggi obbligatorio se vogliamo ridare al concetto la valenza positiva che aveva in origine) è destinato ad assumere un ruolo da protagonista, nel lavoro come nel tempo libero. Anzi, lavoro e tempo libero finiranno col fondersi assieme in una quotidianità in cui la tecnologia ci permetterà di riappropriarci dei nostri spazi personali e nello stesso tempo di restare in contatto con il mondo. Nel più recente Lavorare gratis, lavorare tutti, De masi sembra mitigare leggermente il suo ottimismo, constatando l'aggravarsi del problema della disoccupazione (dovuto proprio all'avvento di quelle macchine che avrebbero dovuto semplificare la vita dell'uomo) e proponendo, come soluzione, di lavorare gratis, per scardinare il sistema economico vigente e realizzare una società finalmente libera dal lavoro e, quindi, più felice.   

L'arte dell'ozio
Hermann Hesse
Mondadori


Quella espressa da Hesse in questa raccolta di racconti e riflessioni in gran parte autobiografici è una concezione dell'ozio di matrice orientale, che pone l'accento sull'individualità, la contemplazione, la qualità del pensiero del singolo contro la quantità della massa. E' l'ozio caro agli artisti, terreno di coltura della creatività, baluardo della spontaneità contro l'avanzata sempre più spregiudicata della razionalità e dell'efficientismo.
Per noi artisti la personalità non è un lusso, bensì condizione esistenziale, aria vitale, capitale irrinunciabile. [...] Fin dalle origini gli artisti hanno sempre avuto bisogno di momenti d'ozio, in parte per chiarirsi nuove conoscenze e portare a maturazione il lavoro inconscio, in parte per riavvicinarsi ogni volta, con disinteressato fervore, al mondo naturale, diventando nuovamente bambini, sentendosi di nuovo amici e fratelli della terra, della pianta, della roccia e della nube.

Il diritto all'ozio
Paul Lafargue
Vari editori


Pubblicato nel 1883, questo pamphlet di ispirazione socialista (apprezzato, tra gli altri, da Karl Marx) è in buona sostanza un attacco contro quella "strana follia", l'amore per il lavoro, che si è impossessata delle masse della società moderna e che ha portato alla degenerazione intellettuale tipica delle società capitalistiche. Quella di Lafargue è una violenta invettiva contro il lavoro estenuante che porta all'alienazione e una appassionata difesa del diritto al tempo libero. Inoltre, anticipando Russell, critica l'uso sempre più massiccio delle macchine che non porta ad un'effettiva riduzione dell'orario di lavoro. Famosa la sua frase: "Dio stesso ci dà un buon esempio di ozio: dopo aver lavorato per sei giorni, si riposa per l'eternità".