giovedì 7 febbraio 2019

UN DELIZIOSO RITROVAMENTO



Ieri sera stavo sistemando la mia modesta libreria di casa (modesta, sì, ma in grado di riservare delle piacevoli sorprese, a quanto pare), quando tra il ponderoso Dante di Marco Santagata e l'ancor più voluminosa Garzantina di letteratura ho scorto un piccolo libriccino che ha subito attirato la mia attenzione, non fosse altro per il fatto che non mi ricordavo assolutamente di averlo mai acquistato. E invece evidentemente faccio parte anch'io di quella piccola percentuale di esseri umani che quando si trovano in un momento di difficoltà invece di buttarsi sull'alcool o sul cibo (o sulla visione compulsiva di un'intera stagione della serie televisiva preferita) corrono in libreria e si sfogano acquistando libri, che poi sistemano con buon ordine sui propri scaffali per scordarli puntualmente il giorno dopo. Così, oltre a superare in modo sano (anche se magari un po' dispendioso) il momento di sconforto che li aveva attirati in libreria, si regalano queste imprevedibili occasioni di scoperte, ritrovamenti, incontri libreschi che a volte possono rivelarsi davvero interessanti (molto meglio dell'alcool, quindi). Nel mio caso la scoperta si intitola Toccare i libri, ed è, appunto, un libretto (una sessantina di pagine in tutto, comprese intestazione, introduzione e indice) pubblicato da Salani nel 2011 (lo so, lo so, dovrei sistemarla più spesso, la mia libreria!) di Jesùs Marchamalo, un giornalista spagnolo che, come ho scoperto dopo, ha già pubblicato in patria diversi altri libri, sempre in qualche modo legati agli scrittori e alla letteratura. Mi sono messo sul divano e... beh, meno di un'ora dopo lo avevo letto tutto! Si tratta del testo di una conferenza tenuta dall'autore a Valladolid nel 2001 in cui si parla di libri e di lettori, e del rapporto che i grandi nomi della letteratura mondiale hanno (o hanno avuto) coi loro strumenti del mestiere. Tra i temi trattati: il modo migliore per catalogare una biblioteca; il numero massimo di volumi che è consigliabile tenere in casa; i libri vanno "vissuti" usando penne e matite e segnando le pagine e i passi che ci colpiscono oppure bisogna lasciarli intonsi, girando le pagine con cautela per non rovinare la rilegatura? Quanti libri è possibile leggere nell'arco della vita? E' lecito abbandonare a metà un libro che non ci piace? Ed è lecito disfarsi (anche distruggendoli) dei libri che non ci interessano più? Com'erano organizzate le biblioteche dei grandi autori e di quanti libri erano fornite? Cosa scrivono di solito gli autori sulle dediche ai loro fan? Insomma, un libriccino pieno zeppo di aneddoti e di curiosità, di consigli e di suggerimenti, brillante e scorrevole,  godibilissimo, che si legge tutto d'un fiato!

Cito due passi che si trovano all'inizio. Il primo parla di quanto una libreria possa rivelare del suo proprietario. Il secondo del "potere di colonizzazione dei libri". Buona lettura!

"Si dice che da una libreria si riesca a tracciare un preciso identikit del suo proprietario, e io sono perfettamente d'accordo. "Dove ci sono libri, quella è la mia casa" diceva Richard F. Burton, scrittore, militare, esploratore, diplomatico, agente segreto e viaggiatore instancabile che, non v'è dubbio, fece una gran fatica a dare fissa dimora ai suoi scaffali. Marguerite Yourcenar ha detto una volta che conoscere la libreria di una persona è un modo perfetto per capire chi sia. Del resto, è ovvio che i libri parlino di noi. Delle nostre passioni e dei nostri interessi. I libri delimitano il nostro mondo, individuando i confini sfocati e intangibili del territorio in cui ci muoviamo. Parlano non solo dei lettori che siamo adesso e di quelli che siamo stati in passato, ma anche dei lettori che avremmo voluto essere e che alla fine non siamo diventati. I libri si comprano anche solo per capriccio, in maniera contraddittoria e volubile. Certi argomenti ci attraggono in determinate epoche della nostra vita e poi li abbandoniamo, come abbandoniamo le certezze. Quasi fossero gli strati geologici di un sito archeologico, i libri permettono di portare alla luce i resti di tutti i naufragi".

"Ai libri bisogna riconoscere una sorprendente capacità di colonizzazione. Occupano uno scaffale dopo l'altro, e quando riescono a straripare, il loro germe - come sospinto da invisibili spore - si annida in qualche altro angolo di casa inspiegabilmente lontano, nascosto e apparentemente inaccessibile. Un libro compare all'improvviso su un tavolo e in pochi giorni prolifera con sorprendente rapidità. Poi i libri invadono i divani, occupano gli scaffali, le testate dei letti, i comodini... Come un esercito vittorioso, conquistano gli armadi a muro, le credenze, le ceste di vimini dove dormono i gatti. Si racconta che lo scrittore Alfonso Reyes (la sua biblioteca era nota come "la Cappella Alfonsina") arrivò a spedire una lettera alle case editrici pregandole di non inviargli altre novità, perché aveva esaurito lo spazio. Anche Fernando Arrabal fa parte della schiera dei prigionieri dei propri libri, ostaggio di un'immensa biblioteca che gli impedisce di cambiare casa perché a Parigi non riesce a trovare un appartamento abbastanza grande da contenerli tutti. Narra la leggenda che Ràmon Gòmez de la Serna possedesse diverse case a Madrid, che riempiva via via di libri e carte e che abbandonava sempre appena in tempo, quando minacciavano seriamente di lasciarlo chiuso fuori o di fagocitarlo. Leonardo Sciascia raggiunse la cifra vertiginosa di diecimila libri. Julio Cortàzar, poco più di quattromila. Hemingway novemila, a Cuba, nella sua Finca Vigìa. Nessuno è mai stato capace di dirmi neppure approssimativamente quanti fossero quelli del poeta cubano Gastòn Baquero, ma mi hanno raccontato che la sua casa era un vero delirio. C'erano libri dappertutto: ammucchiati lungo il corridoio, sopra i mobili, sulle sedie, addossati alle pareti. C'erano libri persino in bagno, tutti dentro la vasca, anche se francamente preferirei che questo dettaglio restasse fra noi. La gente che andava a trovarlo a cena era costretta a spostare i libri dalla tavola per fare posto al piatto. Eppure, [...] in mezzo a quel caos assoluto Baquero era capace di ricordare ogni libro che possedeva e ogni libro che aveva letto, e riusciva sempre a parlarne come se lo avesse terminato quella sera stessa: trama, nomi dei personaggi, dialoghi. Era diventato l'uomo libro, l'uomo biblioteca. Come diceva Borges, non siamo ciò che scriviamo, ma ciò che leggiamo. Peccato però che Baquero non avesse la minima idea di dove trovarli: se uno gli chiedeva un libro, lui lo portava a casa sua e lo invitava a cercarlo senza rendersi conto, almeno apparentemente, dell'impresa titanica a cui stava sottoponendo l'ospite. "Non so, da' un'occhiata in giro" diceva, descrivendo con la mano un enorme arco che abbracciava quell'incomprensibile scenario del caos".

Titolo: Toccare i libri. Una passeggiata romantica e sensuale tra le pagine
Autore: Jesùs Marchamalo
Editore: Ponte alle Grazie
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo di copertina: € 8,00
 

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