mercoledì 19 giugno 2019

RECENSIONE: ZOO


Titolo: Zoo
Autore: Paola Barbato
Editore: Piemme
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo di copertina: € 18,50

Sinossi: Quando Anna si sveglia non riesce a capire dove si trova. Ha la testa pesante e le membra intorpidite, e tutto quello che riesce a percepire dell'ambiente che la circonda è un odore che le ricorda quello degli animali selvatici. E' buio, ma una lama di luce proveniente da chissà dove le permette di notare un particolare che la riempie di angoscia. Sbarre. Proprio davanti a lei. E pareti di legno troppo vicine che sembrano formare una gabbia. Anna non sa cosa sia successo, sa solo che stava andando al lavoro, una mattina come tante, e poi il nulla. Anna sa anche che non ha nemici, che non ha mai fatto del male a nessuno, si reputa una ragazza normale, concentrata sulla sua carriera, con qualche relazione sentimentale non troppo impegnativa alle spalle. E allora perché si trova in quella situazione? Chi mai potrebbe volerle tanto male da trascinarla in quell'incubo? Perché proprio di un incubo si tratta. Si trova infatti rinchiusa in un carrozzone da circo, dentro un grande capannone di cemento, circondata da altri carrozzoni di colori e dimensioni diverse ognuno dei quali porta incisa una scritta in caratteri cirillici che richiama il nome di un animale. Sono tredici in tutto, e ognuno contiene un prigioniero come lei, esseri umani nudi e denutriti, sporchi, che imparerà a conoscere man mano che passano i giorni e le notti, che imparerà ad amare e ad odiare, a temere e a commiserare. Anna avrà tanto tempo a disposizione per rendersi pienamente conto della sua situazione, alcuni dei suoi compagni di sventura stanno lì da mesi, altri addirittura da anni. C'è Sandra, il serpente, che soffre di asma ed è praticamente senza denti, per cui quando parla sembra che sibili. C'è Bella, una donna mezza pazza e quasi cieca con la quale non è possibile dialogare. C'è Giulio, impossibilato a muoversi a causa della sua mole, duecento chili di grasso le cui pieghe causano ulcere e infezioni. Ci sono le quattro scimmie, due uomini e due donne, rinchiuse insieme in un unico carrozzone più grande degli altri, ridotte in cattività da chissà quanto tempo e totalmente inselvatichite. C'è Vasco, la tigre, ragazzone cattivo e violento sempre pronto a seminar zizzania. C'è il coccodrillo senza nome, rinchiuso in una gabbia più bassa delle altre e per questo costretto a rimanere sempre sdraiato. C'è Nicola, napoletano, che sembra conoscere tante cose di quel posto ma che non è intenzionato a rivelarle. C'è il Rosso, anch'esso annichilito dalla lunga prigionia e in grado solo di lanciare urla isteriche e di ringhiare. E c'è Saverio, un ragazzo magro e un po' schizzato che sta lì da due anni e con il quale Anna instaura fin da subito un rapporto particolare, fatto di complicità e di sostegno reciproco, che aiuterà tantissimo la ragazza nei primi giorni di reclusione. Anna, "la iena" (così è scritto in cima al suo carrozzone), non sa quanto a lungo rimarrà prigioniera, nutrita con un sacchetto di avanzi di cibo e una ciotola d'acqua che le devono bastare per un'intera settimana, nuda, con solo un po' di paglia a riscaldarla, "accudita" da un carceriere che non si fa mai vedere ma che tiene tutti sotto controllo, giorno e notte, costretta a suon di punizioni a seguire regole che non conosce. Non sa soprattutto su chi può fare affidamento, lì dentro, a parte Saverio, visto che nessuno dei suoi compagni di sventura sembra mai completamente sincero, tutti sembrano seguire un copione dettato dal mostro che li ha rinchiusi, un copione scritto per confonderla ancora di più, per indebolirla, per farla crollare. Sarà questo il suo destino? Morire dentro quella gabbia come un animale? Oppure impazzire? Oppure trovare un modo, nonostante tutto e tutti, di sopravvivere fino all'arrivo di eventuali liberatori? Oppure ancora racimolare la scarsa determinazione che le circostanze le hanno lasciato per tentare di fuggire?         

Commento: Dopo aver letto Io so chi sei, il precedente thriller di Paola Barbato, mi chiedevo che fine avesse fatto Saverio nei due anni intercorsi tra la sua sparizione sulle rive dell'Arno e l'arrivo dei misteriosi messaggi sul cellulare fatto trovare dal rapitore alla fidanzata Lena. In realtà la mia curiosità avrebbe potuto essere soddisfatta subito, visto che l'autrice aveva già reso disponibile, in contemporanea all'uscita di quel romanzo, questo Zoo sulla piattaforma di Wattpad, ma io ho questo debole per la pagina stampata che evidentemente è più forte di qualsiasi curiosità, per cui ho aspettato pazientemente l'arrivo del libro cartaceo che la stessa Barbato aveva promesso e adesso posso finalmente parlarvene.  
Zoo è un romanzo claustrofobico e nerissimo, un incubo nel quale si entra assieme ad Anna e che sarà difficile da dimenticare. La soggettiva è quella della protagonista, e insieme a lei impareremo a conoscere pian piano la personalità dei vari personaggi, ognuno dei quali riflette quella dell'animale indicato dalle scritte sui carrozoni. Il senso di angoscia, il terrore, lo spaesamento, la perdita della speranza, l'abbrutimento, sono mostrati così bene da generare nel lettore un senso di partecipazione reale, quasi che fossimo anche noi lì nel carrozzone al fianco di Anna, a soffrire e disperarsi con lei. La tecnica della Barbato è sempre la stessa, quella che me l'ha fatta amare fin dal primo romanzo, Bilico, e che mi ha spinto a leggere tutti gli altri, quella capacità cioè di immergere il lettore in una situazione assurda, inverosimile perché difficilmente riscontrabile nella realtà, e farla diventare vera, quasi tangibile, rendendo alla fine plausibile la domanda: "E se succedesse davvero?", ma soprattutto la risposta: "Sarebbe un incubo!". Ecco, lo ripeto, leggendo questo libro (ma anche gli altri, provare Mani nude per credere) si vive l'esperienza di un incubo, si entra in un mondo oscuro popolato da un'umanità ridotta ai minimi termini, deumanizzata direi, in cui i più bassi istinti di autoconservazione lasciano spazio solo alla paura, alla sopraffazione del forte sul debole e a qualche sporadico tentativo, da parte dei più intelligenti, di risollevarsi, o perlomeno di non affondare del tutto. Visto da fuori possiamo anche considerarlo un'occasione per riflettere sulla fragilità della condizione umana, ma chi legge questo libro non è fuori, e la condizione umana per lui si riduce a quel sacchetto di cibo, a quella ciotola d'acqua, a quei due metri per tre, a quella paglia che può segnare il confine tra la vita e la morte, al compagno che svegliandoti la mattina ti troverai di fronte. Chi legge questo libro viene rinchiuso nel suo carrozzone, e starà a lui decidere che animale diventerà nel giro di pochi giorni. Mi è successo raramente con un libro, ma ad un certo punto mi è scappata la lacrimuccia, ad un certo punto ho dovuto chiudere tutto e farmi una passeggiata tra gli alberi, ad un certo punto mi sono svegliato di notte coi sudori freddi. E' un libro che lascia il segno, uno di quelli che si ricordano, e che conferma Paola Barbato la regina italiana del thriller, una perfetta macchina generatrice di incubi.

E' prevista per il 2020 l'uscita del terzo libro della serie, che come Zoo e Io so chi sei potrà essere letto indipendentemente dagli altri, trattandosi comunque di romanzi non continuativi.
   
Consigliato a:
Chi ama il thriller a tinte forti, l'horror, le emozioni intense, il coinvolgimento totale e gli incubi ad occhi ben aperti.

Voto: 5/5

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